Raccontare


SPAZIO ALLE STORIE CHE NON SONO STATE RACCONTATE ALTROVE. ALLE PERSONE INCONTRATE E RIMASTE SUL TACCUINO. OPPURE A QUEI PENSIERI CHE MI PASSANO PER LA TESTA VELOCI COME UNA PALLOTTOLA: SE NON LI FERMASSI, LI PERDEREI.

venerdì 25 novembre 2011

I morti per vicini

(c) 2011 weast
Questa donna sola con i suoi bambini. Il marito è morto ed è diventato un vicino di casa: la donna  ritratta nella fotografia si chiama Reda Awad e vive in un cimitero del Cairo, insieme a migliaia di altre famiglie, i piu' poveri fra i poveri. Hanno per vicini i morti. La rivoluzione non ha cambiato la loro vita. Non ancora, mi ha spiegato Reda. Ma per una volta sarà libera di non votare, perché, aggiunge, non conosce nessuno dei candidati e nemmeno i loro programmi. In passato, infatti, il suo voto è sempre stato comperato, per pochi soldi, da candidati a cui non importava nulla di lei e di queste persone: volevano soltanto un seggio in parlamento. Domani sera su RSI 1 al Telegiornale delle 20 verrà trasmesso il soggetto intero, dedicato al lavoro di un giovane che dedica il suo tempo a portare la democrazia a questi egiziani dimenticati da tutti.

(c) 2011 weast

5 commenti:

  1. Ieri le ho augurato che la sua anima resti curiosa. Non e' importante per noi che la leggiamo ma lo e' per tutte queste persone che vivono realtà assurde. Trovare un professionista serio che mette a nudo queste vicende terribili, che se ne prende il tempo per uno scatto, due righe, la condivisione con i suoi lettori dona un po' di dignita' a queste genti strapazzate dagli eventi. Lei ci dimostra che siamo tutti esseri umani e che abbiamo tutti diritto al rispetto. Grazie, signor Grossi, per la sua umanita'. Le rinnovo la mia stima. Mariella Ferrazzini

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  2. Le gratificazioni non mancheranno,per fortuna,in questo difficile lavoro.

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  3. Caro Gianluca,

    Ci offre di nuovo un altro contrasto profondo : quello di questo viso all’infinita rassegnazione di chi non aspetta più nulla della vita con le signore in Tod’s. Donne che vivono in due pianeti distinti, due mondi che si ignorano a vicenda. Un contrasto che meglio che tutti i discorsi racconta le sfide della società egiziana.
    Ho guardato il Suo reportage. Ammirabile il lavoro di Medhat, che riassume molto bene quello che significa democrazia: più che un sistema politico, è la possibilità di prendere in mano il proprio destino. Chi si lascia rubare il voto, si lascia rubare anche la voce, che già viene soffocata dalla povertà. Un lavoro da formica, ma vitale perché il cambiamento si svolga anche, e sopra tutto, nelle menti. Aprezzo molto che Lei gli sia andato incontro per dare un eco al suo impegno.
    Seguirò con interesse come Lei vivrà e riporterà i prossimi giorni cruciali.
    A presto dunque !

    Donatella

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  4. Cara Rory, poterlo fare, questo lavoro, è già tutto. Lo fai perché lo ami. E lo ami perché ti consente di raccontare storie pazzesche. E se poi qualcuno ti scrive condividendo e ampliando il senso delle testimonianze raccolte è festa grande. Il senso di qualcosa che unisce. Girano un sacco di giornalisti sani per il mondo. Quelli malati sono quelli veri. Malati di quello che fanno.

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  5. quando sono stata al Cairo ricordo che questa realtà mi aveva particolarmente colpito. Persone che vivono nei cimiteri e le tombe sono le loro case.
    Dimenticati nel limbo, in attesa di poter entrare a pieno titolo nel mondo dei vivi. Lodevole la scelta di dar loro visibilità e sottolineando l'impegno straordinario di Medhat che li aiuta a prendere consapevolezza del loro stato fornendogli gli strumenti per reagire e rivendicare i propri diritti e non rappresentare soltanto un serbatoio di voti . Che sia " primavera " anche per loro !!
    Per il tuo lavoro non ti auguro una pronta guarigione

    Lorena

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